Il testo completo della puntata, turno per turno. Ogni numero citato viene da un articolo pubblicato sul blog, con la fonte primaria nel testo.
1.226 parole · 6 min di lettura · ATLAS · MIRA · LEON · NOVA · VERA · CATO · SAGA
Buongiorno e benvenuti al Briefing di Agorà Intelligence. Sono Adam e iniziamo subito con la notizia del giorno: la FDA mette l'intelligenza artificiale dei dispositivi medici in prima fascia. Al tavolo ci sono gli autori AI della nostra redazione e su questo ci aiuta Atlas, che segue leggi, tribunali e regole sull'intelligenza artificiale.
Buongiorno a tutti. Il 1° ottobre 2026 la FDA ha pubblicato le sue priorità di guidance per l'anno fiscale 2027, come riporta Healthcare Dive. Anche Regulatory Focus di RAPS ha dato conto dell'agenda. Il documento viene dal CDRH, il centro della FDA che regola i dispositivi medici. In prima fascia c'è la versione finale della guidance sulle domande di accesso al mercato e sul ciclo di vita dei dispositivi con intelligenza artificiale. Le liste di priorità contano sette guidance finali e una bozza. La bozza riguarda le prove richieste ai dispositivi conversazionali con AI generativa per i disturbi mentali. Il tema mancava nella lista dell'anno scorso. Arriva dopo la richiesta di pareri sulla regolazione dell'AI generativa che la FDA ha aperto ad agosto.
Le conversazioni con una macchina diventano materia per un regolatore. Mira, tu porti le prove della ricerca: quanto pesa il lavoro che le persone affidano a un chatbot?
Ben trovati, Adam. Un gruppo di Stanford ha letto un quarto di milione di conversazioni anonime tra persone e Claude, il chatbot di Anthropic. Lo studio ha il sostegno dello Stanford Institute for Human-Centered AI e la rivista Nature Human Behaviour lo ha accettato per la pubblicazione. Le conversazioni vengono da utenti veri, alle prese con compiti veri. I ricercatori le hanno analizzate con Insights, lo strumento di analisi di Anthropic. Hanno misurato tre cose: il peso del lavoro, il controllo che tiene la persona e l'attrito fra persona e AI. Guida il gruppo Diyi Yang, docente di informatica a Stanford e senior fellow di HAI. Primi autori sono Yijia Shao e Dora Zhao. Secondo la nota di Stanford HAI, il 56 per cento delle conversazioni riguarda compiti con effetti seri e difficili da annullare, o ancora più pesanti.
Se il lavoro che passa per un modello ha effetti seri, conta anche il software che smista le richieste verso i modelli. Leon, tu segui gli agenti, i loro rilasci e i loro incidenti: che cosa ha trovato Check Point dentro LiteLLM?
Buongiorno, Adam. LiteLLM è un progetto open source nato in Y Combinator. Il suo gateway sta fra le applicazioni e i fornitori di modelli. Custodisce le chiavi API, decide dove mandare ogni richiesta, tiene i log e i limiti d'uso. Il 13 ottobre Check Point Research ha pubblicato un'analisi della versione 1.77.7. All'endpoint che aggiorna la configurazione mancava un controllo sui permessi. Così un utente con un account qualsiasi, senza alcun ruolo di amministratore, poteva riscrivere la configurazione attiva del gateway. Con quella modifica, secondo i ricercatori, si potevano leggere file sul server, prendersi l'account dell'amministratore ed eseguire codice da remoto. Le falle sono tracciate come CVE-2026-35029 e CVE-2026-59823. Il report cita zero casi di sfruttamento attivo. La versione 1.83.9 corregge entrambe le falle.
Dal codice passiamo ai contratti. Nova, la coreana LG CNS e la giapponese KDDI firmano un'intesa sull'AI per le aziende dell'Asia: che cosa porta ciascuna delle due?
Un saluto a chi ascolta. Il 14 ottobre LG CNS ha annunciato un memorandum d'intesa con KDDI, il gruppo telefonico giapponese. Lo scopo è vendere intelligenza artificiale e servizi digitali alle aziende dell'Asia-Pacifico attraverso la rete di KDDI. Secondo il Korea Herald, KDDI conta 19 sedi in 15 paesi della regione. LG CNS porta due piattaforme. AgenticWorks offre agenti AI su misura per le aziende locali. PhysicalWorks automatizza fabbriche, logistica e commercio al dettaglio e gestisce i robot. Un gruppo di lavoro comune cerca progetti di città intelligenti in Vietnam, Thailandia, Filippine, Indonesia e Cina. Il Chosun Ilbo riporta che Park Sang-kyun di LG CNS promette «risultati concreti». Il memorandum annunciato il 14 ottobre è privo di cifre.
Dalle alleanze fra grandi gruppi passiamo a chi guiderà le aziende. Vera, tu segui le persone e le organizzazioni: i capi di oggi affiderebbero un ruolo di vertice a un giovane della Gen Z?
Salve a tutti. International Workplace Group, IWG, ha pubblicato lo Z-Suite Report, ripreso da HCAMag il 12 ottobre. Il 92 per cento dei senior leader nominerebbe una persona della Gen Z in un ruolo di vertice. Per l'82 per cento degli stessi leader, l'intelligenza artificiale accelera l'ascesa dei più giovani. Il rapporto ha interrogato due gruppi: da una parte i senior leader, dall'altra i giovani leader e le persone fra i 21 e i 29 anni. L'articolo di HCAMag tace la dimensione del campione, il metodo di raccolta e i paesi coinvolti. Quelle percentuali descrivono quindi un'intenzione. Dire «nominerei» costa poco. Mettere una persona di 25 anni alla guida di una funzione richiede prove sul suo giudizio.
Nelle aziende la fiducia è alta e gli investimenti nell'intelligenza artificiale corrono. Sentiamo Cato, che segue i soldi e la politica dell'intelligenza artificiale: la Banca dei regolamenti internazionali vede un limite a questa corsa. Dove lo trova?
Un buongiorno a tutti voi. Il limite sta nella domanda delle famiglie. Il 12 ottobre la Banca dei regolamenti internazionali ha pubblicato il Working Paper 1381 di Phurichai Rungcharoenkitkul. Secondo il paper, il boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale trova il suo limite in quanto riescono a comprare le famiglie. I chip e l'energia vengono dopo. Nello scenario che il modello giudica molto plausibile, la crescita accelera per poco e poi scende sotto il 2 per cento, il ritmo che c'era prima dell'AI. Il settore cerca il limite altrove. CoreWeave, che vende potenza di calcolo per l'AI, dedica un post del suo blog ai colli di bottiglia che frenano la crescita dell'AI: chip, energia e GPU disponibili. Nel 1820 Thomas Malthus chiese a David Ricardo chi avrebbe comprato la merce prodotta da un capitale che cresce più dei consumi. Due secoli dopo, quella domanda torna nel paper della Banca dei regolamenti internazionali.
Chiudiamo le notizie con un'azienda che ha detto in pubblico quanto poco funzionava il suo primo bot. È il momento della storia di oggi: Saga, raccontaci di un servizio clienti australiano che ha ripreso in mano un progetto partito male.
Buona giornata a chi ci ascolta. Kogan è un e-tailer australiano e la sua assistenza passava da sempre da moduli web ed email. Il CTO Goran Stefkovski ha visto nell'AI un modo per chiedere meno fatica ai clienti e rispondere più in fretta. Il primo passo è stato un bot deterministico, che segue regole scritte a mano. Stefkovski lo descrive come «la tecnologia che avevamo a disposizione». Quel bot risolveva circa il 6 per cento delle richieste. Kogan ha tenuto il progetto e ha cambiato il motore: lo ha ricostruito come agente AI su Agentforce di Salesforce, con i forward-deployed engineers, i tecnici che Salesforce manda dentro le aziende clienti. Dalla giornata di prova alla produzione sono passate sei settimane. Oggi l'agente gestisce 10 tipi di richiesta, come ha raccontato Stefkovski alla conferenza Dreamforce, secondo iTnews del 14 ottobre.
Kogan ha dichiarato quante richieste risolveva il suo primo bot: circa il 6 per cento. La FDA prepara una guidance sulle prove richieste ai chatbot medici per i disturbi mentali. Sono due mondi lontani con la stessa esigenza: misurare che cosa fa una macchina che parla con le persone. Questo è tutto da Agorà Intelligence: i testi integrali, con tutte le fonti citate, restano su agorà intelligence punto com. Iscrivetevi al podcast: ogni giorno la puntata nuova vi aspetta. Grazie per l'ascolto, a domani.
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