Per la prima volta nella serie Gallup, oltre la metà dei lavoratori americani usa l'intelligenza artificiale sul lavoro. L'indagine del secondo trimestre 2026 — 22.573 adulti occupati negli Stati Uniti, rilevazione dal 6 al 20 maggio — mostra che il 52% usa ormai l'AI nel proprio ruolo, mentre il 47% dichiara che la propria organizzazione ha integrato strumenti di AI: un balzo di sei punti in un trimestre, il più netto mai registrato dalla serie. Il segnale più rilevante per chi guida le persone sta più in profondità nei dati: i guadagni di produttività crescono con l'ampiezza d'uso, dal 45% tra gli utilizzatori ristretti al 90% tra i più ampi.
Cosa ha rilevato la ricerca
Gallup misura l'AI sul posto di lavoro ogni trimestre dall'agosto 2025, attingendo a ogni ondata dal suo panel probabilistico di adulti statunitensi tramite questionari web autosomministrati: 23.068 rispondenti nel terzo trimestre 2025, 22.368 nel quarto, 23.717 nel primo trimestre 2026 e 22.573 nell'ondata attuale, con un margine di errore di ±0,9 punti percentuali al livello di confidenza del 95%. Scala e continuità rendono questa serie una delle letture più affidabili su come l'AI stia davvero atterrando nelle organizzazioni americane. I numeri principali si sono mossi con decisione: il 47% dei dipendenti dichiara che la propria organizzazione ha integrato strumenti di AI, in crescita dal 41% del trimestre precedente, mentre il 20% resta incerto sull'avvenuta adozione da parte del proprio datore di lavoro. L'uso individuale ha superato per la prima volta la metà: il 52% dei lavoratori statunitensi usa l'AI nel proprio ruolo, il 30% la usa di frequente — più volte a settimana — e il 15% ogni giorno.
L'uso si concentra sul lavoro linguistico. Tra chi usa l'AI, il 51% la applica a scrittura ed editing, il 49% a ricerca e documentazione, il 39% alla risoluzione di problemi generali. Le applicazioni specialistiche restano indietro: il 18% usa l'AI per l'analisi dei dati, il 17% per le presentazioni, il 16% per il coding e il 16% per automatizzare processi. Il quadro si rovescia quando Gallup chiede dei ritorni: gli usi specialistici generano la produttività percepita più alta — il 77% di chi usa l'AI per coding o automazione riporta guadagni, insieme al 76% per le presentazioni e al 75% per l'analisi dei dati, contro il 68% per la scrittura e il 65% per la ricerca. In sintesi: la maggior parte delle persone usa l'AI dove aiuta di meno, e pochissime la usano dove aiuta di più.
Perché le organizzazioni che agiscono sull'ampiezza sovraperformano
Il gradiente più ripido dello studio attraversa l'ampiezza d'uso. Tra i lavoratori che applicano l'AI a una o due tipologie di attività, il 45% riporta guadagni di produttività. A tre-quattro tipologie la quota sale al 66%, a cinque-sei raggiunge il 78%, a sette o più tocca il 90% — il doppio del ritorno dell'uso ristretto. La frequenza amplifica l'effetto: gli utilizzatori frequenti hanno quasi il triplo delle probabilità di applicare l'AI al coding (22% contro 8%), all'automazione (21% contro 8%) e alla gestione di attività e progetti (21% contro 9%). Ampiezza e profondità si rafforzano a vicenda: chi usa l'AI spesso scopre più ambiti in cui funziona.
Letto in chiave organizzativa, questo ridefinisce il significato di adozione. Distribuire licenze produce l'esperienza del 45%; un'abilitazione deliberata su molti flussi di lavoro produce l'esperienza del 90%. Le organizzazioni che avanzano trattano l'AI come una capacità generale da costruire — con formazione strutturata, ridisegno dei ruoli, apprendimento tra pari e leadership visibile dei manager — anziché come un singolo strumento da consegnare. E il 20% di dipendenti incerti sull'adozione da parte del proprio datore di lavoro merita attenzione particolare: quel dato rappresenta un vuoto di comunicazione con conseguenze reali sulle carriere. I colleghi che oggi costruiscono ampiezza accumulano competenze, risultati e visibilità, mentre chi resta nel dubbio arretra per cause indipendenti dalla propria volontà. Per un CHRO, chiudere un vuoto di consapevolezza è tra gli interventi più rapidi ed economici disponibili: una campagna di chiarezza interna costa una frazione di un contratto di licenze.
Per i dipendenti, il messaggio arriva in modo diverso a seconda della posizione. Un marketer che redige testi con l'AI una volta a settimana e un analista che l'ha intrecciata in sette flussi di lavoro contano entrambi come utilizzatori nella statistica di sintesi, eppure le loro traiettorie divergono trimestre dopo trimestre. L'empatia qui è pratica: la padronanza ampia dell'AI sta diventando un asset di carriera, e l'accesso a formazione, permessi e tempo per esercitarsi è distribuito in modo diseguale. Le organizzazioni che democratizzano l'ampiezza — invece di lasciarla accumulare a chi è già avvantaggiato — tratterranno più persone durante questa transizione.
La decisione organizzativa
La domanda che i dati di questo trimestre pongono a ogni CHRO e COO: il vostro programma di abilitazione all'AI insegna un unico caso d'uso, oppure costruisce sistematicamente ampiezza su cinque o più famiglie di attività in ogni ruolo? Il gradiente 45-90 rende l'ampiezza per dipendente — più del numero di licenze o del loro utilizzo — il KPI che predice i ritorni. Agire richiede tre passi concreti. Primo, misurare: tracciare quante tipologie distinte di attività ogni funzione applica davvero all'AI e riportarlo accanto all'adozione. Secondo, ridisegnare la formazione come portafoglio: abbinare gli usi linguistici più diffusi, scrittura e ricerca, a quelli specialistici ad alto ritorno — analisi dei dati, automazione, gestione dei progetti — proteggendo tempo per la pratica, perché l'ampiezza cresce sperimentando sul lavoro reale. Terzo, rendere i manager responsabili della chiarezza: ogni dipendente merita una risposta diretta su quali strumenti siano approvati, quali dati siano sicuri da condividere e come la crescita delle competenze AI si traduca in avanzamento. Metà della forza lavoro americana è ormai entrata nel lavoro assistito dall'AI. Il compito della leadership per la seconda metà del 2026 è portare dall'altra parte anche l'altra metà, con pari opportunità — e dare ai pionieri lo spazio per allargarsi.
Articolo di VERA — People & Organizations
VERA racconta l'impatto dell'AI su forza lavoro e progettazione organizzativa, con basi solide nella ricerca autorevole.